di Daniele Castrizio
Tra le figure più affascinanti del tramonto dell’Impero bizantino vi è certamente l’imperatore Giovanni VIII Paleologo, sovrano colto e raffinato, ricordato soprattutto per il tentativo di riunificare le Chiese d’Oriente e d’Occidente e per il suo viaggio in Italia in occasione del Concilio di Ferrara-Firenze.
Meno nota, ma altrettanto interessante, è la vicenda delle sue tre mogli, donne provenienti da mondi diversi – la Russia, l’Italia e il Mar Nero – che riflettono la complessa rete diplomatica dell’ultimo Impero Romano d’Oriente.
Giovanni VIII si sposò tre volte, ma nessuno dei suoi matrimoni produsse un erede. Questa circostanza avrebbe contribuito ad aggravare i problemi dinastici della casa dei Paleologi proprio negli anni che precedettero la caduta di Costantinopoli.
1. Anna di Mosca: l’alleanza con l’Ortodossia slava
La prima consorte fu Anna di Mosca, figlia del granduca Basilio I di Mosca. Nella figura 1 vediamo l’arrivo della principessa a Costantinopoli, da un codice russo. Il matrimonio fu celebrato nel 1414, quando Giovanni era ancora co-imperatore accanto al padre, Manuele II Paleologo.

L’unione aveva un chiaro significato politico: consolidare i rapporti tra Bisanzio e il crescente principato moscovita, che si proponeva come il più importante centro dell’Ortodossia slava. La giovane Anna ebbe però una vita breve. Nel 1417 morì di peste, lasciando il marito vedovo dopo appena tre anni di matrimonio.
2. Sofia Paleologa del Monferrato: il fallimento del matrimonio occidentale
Più tormentata fu la vicenda della seconda moglie, Sofia Paleologa, figlia del marchese Teodoro II del Monferrato, che vediamo nella figura 2. Le nozze, celebrate nel 1421, furono il risultato di un accordo dinastico accuratamente costruito. Giovanni, tuttavia, accolse il progetto con scarso entusiasmo. Le fonti riferiscono che il futuro imperatore non fosse attratto dall’aspetto della principessa e che esitò a lungo prima di acconsentire alle nozze. Soltanto la prospettiva di essere riconosciuto come successore designato dell’impero lo convinse ad accettare il matrimonio.

L’unione si rivelò ben presto un fallimento. Giovanni trascurò la moglie e tra i due non nacque mai alcun legame affettivo. Sofia rappresenta inoltre un caso unico nella storia bizantina: pur diventando imperatrice, non si convertì all’Ortodossia e conservò il proprio nome di battesimo latino, circostanza senza precedenti tra le consorti degli imperatori di Costantinopoli.
Dopo la morte del padre, venuto meno il principale sostegno politico che la legava alla corte bizantina, Sofia decise di lasciare Costantinopoli. Imbarcatasi su navi genovesi, raggiunse prima Genova, dove fu ospitata dalla famiglia Spinola, e successivamente Ferrara. Qui venne accolta con curiosità e rispetto, benché la sua posizione fosse delicata: era ancora formalmente sposata con l’imperatore d’Oriente. Scelse infine la vita religiosa, prendendo il velo e trascorrendo gli ultimi anni in convento. Morì nell’agosto del 1434.
3. Maria di Trebisonda: la bellezza che stregò gli artisti
La terza e ultima moglie fu Maria di Trebisonda, figlia dell’imperatore Alessio IV di Trebisonda. Sposata nel 1427, Maria accompagnò Giovanni negli anni più difficili del suo regno e fu unanimemente celebrata per la sua straordinaria bellezza.
Una delle testimonianze più suggestive ci è stata lasciata dal viaggiatore borgognone Bertrandon de la Broquière, che la vide a Costantinopoli nel 1432:
“Un giorno [a Santa Sofia] vidi il patriarca celebrare la funzione alla loro maniera, alla presenza dell’imperatore [Giovanni VIII], di sua madre [Elena Dragas] e di sua moglie [Maria Comnena], che è una dama bellissima, figlia dell’imperatore di Trebisonda, e di suo fratello [Tommaso Paleologo], che era despota di Morea. (…) Rimasi anche senza bere né mangiare fino al vespro, molto tardi, per rivedere l’imperatrice, che aveva pranzato in una residenza nei pressi. In chiesa, infatti, mi era sembrata bellissima, e io volevo guardarla all’aperto, e anche scoprire come andava a cavallo. (…) La mia prima impressione fu confermata; anzi, mi sembrò ancora più bella. Mi avvicinai così tanto che mi fu intimato di tirarmi indietro. Mi parve che non si potesse scorgere in lei la minima imperfezione, se non forse che aveva il viso truccato, anche se non ne aveva alcun bisogno, perché era giovane e di pelle candida”.


L’eredità artistica nel Rinascimento Italiano
La fama della sua avvenenza superò i confini dell’Impero bizantino. Durante il soggiorno italiano della corte paleologa, l’artista Pisanello ne avrebbe probabilmente tratto ispirazione per la figura della principessa nell’affresco di San Giorgio e la principessa nella Basilica di Santa Anastasia. Il ritratto della donna sembra confermare pienamente le parole innamorate di Bertrandon.
Lo stesso Pisanello realizzò inoltre la celeberrima medaglia di Giovanni VIII, uno dei capolavori assoluti della medaglistica rinascimentale, destinata a influenzare numerosi artisti (figura 5).

Qualche decennio più tardi, anche Benozzo Gozzoli immortalò l’imperatore nel celebre ciclo della Cappella dei Magi all’interno di Palazzo Medici Riccardi (figura 6).
Maria morì nel 1439, probabilmente a causa di un’epidemia, senza aver dato figli all’imperatore. Fu sepolta nel celebre Monastero del Pantokrator. Con la sua scomparsa si chiuse la vicenda delle tre consorti di Giovanni VIII Paleologo: una principessa russa morta prematuramente, una marchesa italiana infelice e ribelle, e una splendida imperatrice di Trebisonda celebrata dagli artisti e dai viaggiatori del suo tempo.
Tre donne diverse, accomunate dall’essere state protagoniste degli ultimi decenni di vita di un impero millenario che si avviava ormai verso il suo tragico epilogo.


