Milano veste… cinema. Il set del “Diavolo veste Prada” invade la città

di Marco Signorile

Milano in questi giorni è diventata un gigantesco set cinematografico: il ritorno de Il diavolo veste Prada ha acceso le vie del centro con luci, auto di scena, e una curiosità collettiva che non si vedeva da tempo.

Le ultime notizie parlano di oltre 7.000 persone coinvolte nei casting per le comparse, con code interminabili davanti agli showroom e ai locali più alla moda, dove agenti e assistenti di produzione si muovevano come veri “007” alla ricerca di volti interessanti da inserire nel film. Alla fine, solo una parte di questi è stata effettivamente selezionata per il set, con comunicazioni spesso arrivate all’ultimo momento.

Un entusiasmo contagioso, certo, ma spesso accompagnato da un equivoco di fondo: il ruolo della comparsa.
Come ho già spiegato in altri articoli, la comparsa è un elemento fondamentale del cinema — ma resta una figura “di passaggio”, a volte sfocata, invisibile, presente ma non protagonista. Molti dei partecipanti, probabilmente spinti dall’emozione del set e dalla magia del titolo, immaginavano di trovarsi accanto a Meryl Streep o ad altri interpreti principali. In realtà, il cinema – quello vero – è un mosaico di regole, gerarchie e silenzi.

Silenzio sì, perché ai selezionati è stato vietato scattare foto o diffondere immagini, con l’obbligo di tenere i cellulari spenti e rispettare la massima riservatezza. Tutto si svolge nel cuore di Milano, ma come in una dimensione parallela: la città si trasforma, ma solo pochi vedono davvero cosa accade.

Alcuni figuranti sono stati chiamati all’ultimo momento, altri invitati a presentarsi con la propria automobile perfettamente pulita, per scene di passaggio o inquadrature di sfondo. Tutto perfettamente coordinato, ma lontano dall’immagine glamour che molti immaginavano.

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E qui, permettetemi una riflessione non da cronista, ma da attore:
il cinema non è solo visibilità, ma pazienza, disciplina, conoscenza dei ruoli. La comparsa, se la vive con consapevolezza, può essere un primo passo per capire il linguaggio del set. Ma se la si interpreta come un’occasione di ribalta, rischia di diventare una delusione.

A chi è stato scelto auguro che questa esperienza sia servita comunque a capire quanto silenzio, professionalità e rispetto ci siano dietro la magia di un’inquadratura.
Il cinema, come la moda, vive di apparenze: ma il suo cuore, quello vero, è fatto di lavoro invisibile.