di Marco Signorile
Milano in questi giorni ha un’aria diversa. Non è soltanto attesa, non è solo organizzazione. È qualcosa di più sottile: una vibrazione.
In ogni punto della città si respira l’avvicinarsi di Milano-Cortina 2026. Le Olimpiadi entrano nelle strade, nei luoghi, nelle conversazioni. Come se la città stesse cambiando luce, preparandosi a diventare scena.
E proprio alla Scala — tempio culturale prima ancora che istituzionale — si è aperta la 145ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale.
Ma il momento più forte non è stato protocollare. È stato umano. Sergio Mattarella lo ha detto con ostinazione, quasi con urgenza: le Olimpiadi non sono soltanto una dimensione sportiva. Sono un grande evento globale. Un incontro di pace.Il contrario di un mondo dove prevalgono barriere, violenza, offesa alla dignità umana, oppressione dei popoli.
“Chiediamo con ostinata determinazione che la tregua olimpica venga ovunque rispettata”, ha affermato il Presidente.

E in quella frase c’era qualcosa che andava oltre la cerimonia: la speranza che la forza disarmata dello sport possa far tacere le armi. Perché lo sport, quando è fedele ai suoi valori più alti, accoglie.
Produce gioia, passione, speranza. Insegna rispetto per l’altro.
Milano-Cortina sarà osservata dal mondo intero. E forse la vera sfida, oggi, non è soltanto quella delle medaglie. È quella di ricordare che, almeno per un momento, il teatro del mondo può trasformarsi in un luogo diverso: non di scontro, ma di incontro.
Le Olimpiadi, se ascoltate davvero, non sono spettacolo. Sono un appello. E alla Scala, quel giorno, quell’appello aveva il tono semplice e necessario della pace.


