La Stramberia di Simona Maggi. Il cappello come mestiere, ma anche come identità.

Intervista a Simona Maggi

di Marco Signorile

Al White Milano, tra collezioni studiate per il mercato globale e brand già pronti per l’export, c’è chi sceglie una strada più lenta. Più fragile. Più vera. La Stramberia è il progetto di Simona Maggi, designer e artigiana: non due ruoli distinti, ma un’unica identità. Qui l’idea nasce dalle mani.
«Tutto made in Italy. Il più possibile made in Toscana», racconta con una timidezza che contrasta con la sicurezza dei suoi prodotti. Il processo creativo è diretto: un’intuizione, un prototipo realizzato con ciò che è disponibile in laboratorio, poi la sperimentazione. Cambiano i materiali, si testano proporzioni, si corregge la forma. Non è industrializzazione, ma un dialogo continuo tra materia e progetto.
La Stramberia lavora su una varietà di modelli che non disperde l’identità. In estate propone cappelli a tesa ampia, importanti, scenografici. In inverno sceglie il minimal funzionale. Ma il minimal pone una questione pratica: copre poco. Nasce così la cuffietta, realizzata a mano con filati d’eccellenza prodotti a Biella: calda, avvolgente, pensata per non pungere e mantenere struttura ed eleganza. Un nastro, un sottogola in cristalli, un dettaglio che la trasforma in elemento distintivo. Sopra, il cappello si modula — fedora, baschetto, fascinator — in base all’occasione.


Il gesto artigiano è evidente: la veletta applicata a mano, le cuciture vive, la precisione non industriale ma umana. È proprio quell’imperfezione controllata a raccontarne il valore. «Il lavoro fatto a mano ha un costo irripagabile: il tempo». In un’epoca che misura tutto in velocità, questa frase suona controcorrente.
La Stramberia non nasce da una dinastia familiare, ma da un progetto personale. Un punto vendita proprio, una rete di negozi costruita attraverso le fiere. Le forme classiche vengono realizzate in laboratorio, ma è l’intervento creativo a modificarle e renderle riconoscibili. Una forma tradizionale entra classica, ne esce diversa.
Ho toccato con mano ogni modello, li ho provati, giocando con le proporzioni insieme a Simona. Ed è lì che si percepisce la differenza: la manifattura, l’equilibrio del peso, l’attenzione al dettaglio trasformano il cappello da semplice accessorio a oggetto identitario. Indossarlo significa trovare una sinergia naturale con ciò che si è scelto di essere in quel momento. Non copre soltanto. Completa.
«Se non si lavora più e si manda tutto fuori, poi noi cosa faremo?» si chiede Simona Maggi. Non è soltanto una riflessione economica, è una posizione culturale. Perché il Made in Italy non è un’etichetta geografica, ma un sistema di competenze, mani, tempo e responsabilità.
Nel panorama del White, La Stramberia rappresenta una parte di quel Made in Italy che non cerca rumore, ma continuità. Non punta alla produzione massiva, ma alla permanenza del mestiere. E in un’epoca che corre, scegliere il tempo è già un atto culturale.
E in un cappello, oggi, questo vale più di una tendenza.

Leggi anche  AMATO DANIELE: ANCHE LA NOTTE FIORIRA'