di Gennaro Gallo
Questa sera, sulla panchina della Nazionale ci sarà un volto che racconta molto più del calcio. Rino Gattuso, ragazzo di Schiavonea, sarà il primo calabrese a guidare l’Italia. Un traguardo che porta con sé il peso della responsabilità, ma anche la forza di una terra che non si arrende mai.
L’Italia non parte da un momento facile, due mondiali guardati da casa, una sconfitta pesante in Norvegia e il cambio di rotta deciso dalla Federazione. A Gattuso, però, non serve qualcuno che gli indichi la strada, la sua è sempre stata segnata dalla fatica, dalla costanza e dall’orgoglio.
Da ragazzino lasciò casa a 14 anni per inseguire un pallone che lo ha portato in giro per l’Europa e poi a Milano, dove ha alzato i trofei che contano, fino a salire sul tetto del mondo, dimostrando che la determinazione può avere la stessa forza del talento.
Sul campo era Ringhio: grinta pura, cuore in mano e rispetto per la maglia. In panchina, tra alti e bassi, ha mostrato la stessa determinazione: cadere, rialzarsi e ricominciare. È questo che lo rende diverso.
Oggi la Calabria guarda a lui con orgoglio. In Rino c’è la caparbietà di una terra che lotta, la generosità di chi dà tutto senza risparmiarsi e l’amore profondo per le proprie radici.
La sua sfida con l’Italia non sarà facile, ma di una cosa possiamo essere certi: la affronterà con lo stesso coraggio con cui ha affrontato ogni avversario, in campo e nella vita.
Forza Ringhio. Questa volta non sei solo: con te c’è tutta la tua Calabria, e un Paese che sogna di tornare grande.


