Di Sara Brucoli
Nel 2026, non parliamo più di “mondo virtuale” come qualcosa di separato, ma di una realtà ibrida in cui il digitale è un secondo tessuto sociale delle nostre vite quotidiane.
La situazione si è fatta evidente anche durante gli anni passati in cui nel web si cercava una coesione o un sostituito, talvolta, di una realtà serrata o “influenzata” da un paradigma biosanitario imperante.
Come si è mossa la fede, la religione, la spiritualità in questo contesto
Le affermazioni del Papa secondo cui sostenere terapie medicheera un atto di amore in che modo ha influenzato il senso del sacro?
Alcuni giovani (e meno giovani) hanno riscoperto la “consolazione” non attraverso le istituzioni tradizionali, ma tramite influencer religiosi. Un video su TikTok di 60 secondi può diventare una “micro-omelia” che raggiunge una moltitudine di persone tra laici e credenti.La fede diventa una pratica digitale: app di preghiera, dirette streaming di celebrazioni e gruppi di riflessione su WhatsApp o Telegram o su Facebook permettono di vivere la dimensione comunitaria senza vincoli di spazio e tempo. Si passa dal concetto di network (rete di contatti) a quello di community (comunità di senso). Insomma un mercato del sacro.
In un mondo di “ladri di attenzione”, siamo ancora capaci di ascoltare il silenzio di Dio (per chi ci crede) o la voce della propria coscienza? C’è davvero bisogno di un “pastore” di anime fattosi digitale (anziché fattosi carne)? I social diventano, quindi, un terreno che spesso appare divisivo, non si affrontano i plurarismi o le differenze magari anche lecite, in modo sano, il tutto appare polarizzato in diversi fanatismi di ogni sorta, etichette sbrigative e slogan acchiappa like o da clickbait.
Il rischio è la glamourizzazione: rendere “pop” la pratica “ascetica”, in una chiesa che di ascetico forse non ha davvero più nulla. Questo attira i like, ma svuota il contenuto della sua serietà, portando l’utente a cercare non la scoperta di sé o un percorso spirituale davvero trasformativo, ma l’appartenenza a una community di tendenza.La salute mentale e la fede richiedono silenzio, tempo e presenza. ll social può essere la “scintilla” (l’invito a pregare), ma quando pretende di essere la “Chiesa”, diventa iatrogeno: promette salvezza ma rischia di generare nuove forme di dipendenza e confusione.
Il carisma unito a una mancanza di un canale affettivo privato, può portare questi “nuovi fenomeni” a cercare un’approvazione eccessiva dai propri “follower” (reali o digitali), creando un rapporto di dipendenza che limita l’autonomia delle persone.

La fede non dovrebbe diventare fanatismo o non dovrebbe creare forme di tribalismo eccessivo. L’ ostentazione di un uso adeguato da parte dei social da parte di questi influenzer che diventano esenti da ogni critica o contestazione e una “tirannia dell’emergenza” verso l’uso che ne possono fare i giovani o chicchessia magari anche per semplice goliardia o verso chi con semplice critica pone un punto di vista diverso diventa ennesima occasione di restringimento di confronto o di etichettismo compulsivo.
Inoltre, il celibato che molti di costoro ostentato, può essere una scelta dettata da circostanze, ma se diventa un dogma imposto o uno strumento di distinzione sociale, rischia di creare un corto circuito bioetico: una persona che smette di essere “umana tra gli umani” finisce inevitabilmente per avere problemi nel relazionarsi in modo sano e paritario con la società.
Similmente ci sono già centinaia di metal health influenzer che non fanno che criticare le relazioni, etichettando qualsiasi atteggiamento, ora abbiamo anche l’esempio di uomini in colletto bianco che hanno fatto della loro solitudine dogmatica un esempio appetibile e vincente cercando nel riflettore dei social un piedistallo. Quando un uomo “in colletto” o un influencer della salute mentale smette di vivere le dinamiche reali delle relazioni paritarie, perde di appeal, ostentando solo teorie che sono nella sua mente. Diventa un teorico che giudica la vita degli altri dall’alto di un piedistallo di isolamento o di una fede che per ognuno ha un significato e diventa lui stesso una sorta di “pacchetto” o “brand” o “etichetta” da presentare sui social. Si crea una visione della vita che nega la natura relazionale dell’essere umano. Esaltare la solitudine come “modello vincente” può essere una maschera per l’incapacità di gestire l’altro nella sua alterità e nei suoi limiti, maschera ormai di moda tra molti influenzer che cercano solo cloni idiologici.
Il paradosso è servito: “leader spirituali e psicologici” che, nel tentativo di guidare “le masse” verso la salute o la salvezza, si isolano in una torre d’avorio digitale fatta di soli “follower” e nessun “pari”. Senza l’attrito della vita quotidiana e degli affetti privati, il loro messaggio diventa un dogma rigido che non accetta repliche, trasformando la comunità in una tribù e il dialogo in un monologo solipsista.Il pubblico porta i propri dubbi o la propria sete di Dio e l’influencer solipsista non accoglie queste domande per risolverle, ma per usarle come “carburante” per dimostrare la propria infallibilità.Se il mondo esterno (la critica, la goliardia, il dubbio) irrompe nel monologo, viene percepito come un’aggressione alla propria identità dogmatica. La risposta è il “block” o la derisione pubblica, perché il solipsista non può permettersi che il suo specchio venga incrinato. Il tutto perde anche di messaggio educativo e pedagogico perché diventa l’atteggiamento e non una risposta a singoli casi o situazioni.
Siamo di fronte a una nuova forma di ascesi al contrario: non più il ritiro dal mondo per cercare l’Altro, ma il ritiro in un’arena digitale per celebrare se stessi. Il ‘monologo solipsista’ di questi nuovi leader — protetti da un colletto o da un camice virtuale — trasforma la fede e la cura in un esercizio di potere. Senza l’attrito di una vita privata reale, senza il limite imposto da una relazione paritaria, il loro messaggio smette di essere umano. Non è più una mano tesa verso chi soffre, ma un dito puntato da una torre d’avorio digitale che esige approvazione, vietando ogni forma di sano e liberatorio dissenso. Il segreto? Forse smettere di seguirli o smascherare il loro trucco.


