Eugenio Carbone e la leva militare: tra la severa disciplina dei Bersaglieri e l’ispirazione fervida della scuola di moda

di Susy Carbone


Nella quotidianità della sartoria, tra rocchetti di filo colorati e tessuti appena tagliati, Eugenio Carbone sa di attingere non solo alla sapienza artigianale trasmessa dal maestro Ernesto Reda, ma anche ad una formazione speciale, vissuta in uno dei periodi più intensi e particolari della sua vita: la leva militare.

Foto gentilmente concessa dagli eredi di Ernesto Reda. Il Maestro con alcuni apprendisti.


Per molti ragazzi quei diciotto mesi hanno sempre rappresentato un semplice obbligo, un’interruzione delle proprie ambizioni, ma per Eugenio si trasformano in un’opportunità preziosa, un banco di prova capace di ampliare i suoi orizzonti creativi e consolidare ulteriormente la sua vocazione sartoriale.

Eugenio Carbone in uniforme militare


Non è una pausa dai sogni, bensì un modo alternativo di coltivarli; tutto questo grazie all’incontro decisivo con un colonnello che riconosce immediatamente la sua dedizione e il talento nell’arte del taglio, e che decide di accordargli il permesso quotidiano di uscire dalla caserma Ruffo, situata sulla via Tiburtina a Roma, per recarsi a seguire il prestigioso corso di modellismo presso la Scuola Tita Rossi, in via Nazionale.

La caserma Albanese Ruffo a Roma


La caserma Ruffo, nel cuore di Roma, non è soltanto un luogo di addestramento e disciplina: per Eugenio diventa anche uno spazio dove la precisione e l’occhio attento, richiesti dal servizio militare e dalle dure esercitazioni, si intrecciano con la creatività sartoriale. Nei momenti liberi dal dovere, Eugenio confeziona e riadatta giacche, giubbotti e cappotti per i colonnelli e generali del reggimento Bersaglieri, portando un tocco di eleganza e funzionalità alle uniformi militari.
È infaticabile, lavora fino a notte fonda, si alza prestissimo al mattino, rinuncia al pranzo perché rientra dal corso a metà pomeriggio, ma il colonnello dà ordine al cuoco della mensa di conservargli il pasto affinché possa consumarlo al rientro in caserma. Un trattamento speciale? Forse, o semplicemente un riconoscimento per la fatica, la perseveranza, la resilienza di un giovane che rincorre i propri sogni. Ogni lavoro che Eugenio realizza racconta una storia di cura e maestria artigianale, unendo il rigore del mondo militare alla passione del sarto in formazione.
La vita tra le mura militari gli offre continue occasioni per mettere subito a frutto quanto appreso: ogni giacca o cappotto rinnovato diventa un’espressione della sua abilità, un bravo artigiano che si fa apprezzare anche nella rigida realtà di un reggimento storico come quello dei Bersaglieri. Questo intreccio di esperienza e passione trasforma quel periodo, apparentemente lontano dalla sartoria della famiglia Reda, in un autentico laboratorio di crescita personale e professionale.

Leggi anche  Paolo Ferrari: Quando la sostenibilità diventa progetto, il progetto diventa stile.Il tempo delle cose che restano

Eugenio Carbone giovane militare ritratto in diversi momenti della sua vita di servizio, tra addestramenti, amicizie e con la futura fidanzata. Un frammento di vita prezioso, conservato dall’Archivio Storico Eugenio Carbone. (1956)


Per lunghi mesi, ogni mattina lascia la caserma per immergersi in un ambiente diverso dalla caserma, ma complementare: la prestigiosa Scuola di Alta Moda Tita Rossi, dove nel 1956 si diploma in modellismo per l’abbigliamento femminile. Qui si destreggia tra cartamodelli e corsi tecnici, affinando la precisione del taglio e dando vita a modellature che troveranno spazio nella vetrina della scuola per anni. Tra queste, spicca una gonna plissettata con una raffinata abbottonatura sul davanti, simbolo tangibile del suo impegno e della sua crescita artistica: Eugenio quando si
trasferirà a Roma, anni più tardi, passando davanti alla vetrina della scuola indicherà alla moglie, con stupore e fierezza, il suo modello realizzato durante il corso. Quel manufatto rappresenta non solo un modello sartoriale, ma anche il ponte tra la disciplina militare e l’arte creativa.
Così, nel tempo, Eugenio riesce a tessere un filo invisibile tra passato e presente. Ogni creazione realizzata successivamente porta con sé non solo gli insegnamenti dei suoi maestri, ma anche quelle preziose lezioni imparate “in trasferta”, tra la severa disciplina dei Bersaglieri e l’ispirazione fervida della scuola di moda, dimostrando che la vera passione sa sempre trovare nuove strade per esprimersi, evolvere e crescere.

Questo anno e mezzo, lontano da casa e dalla sartoria Reda, è comunque un intenso periodo di studio e pratica sartoriale, che gli permette di maturare competenze fondamentali per il suo futuro lavoro nelle grandi case di moda.

Leggi anche  MILANO WOMEN’S FASHION WEEK

Ernesto Reda, sarto e stilista, forma professionalmente Eugenio Carbone presso la propria sartoria di famiglia fino al 1956. Nella foto è ritratto con Albina, la futura moglie, nel 1950, al rientro in Italia dopo aver chiuso la sua sartoria ad Addis Abeba.


E mentre a Cosenza per Eugenio comincia a prender forma il sogno di un futuro insieme a Eleonora, con i preparativi per il fidanzamento ufficiale, a Roma nascono rivoluzioni silenziose nella moda.


Eugenio ed Eleonora nel giorno del loro fidanzamento ufficiale: un brindisi semplice ma carico di emozione, simbolo di un amore destinato a durare nel tempo. Un momento intimo che segna l’inizio di una nuova vita insieme.


Le Sorelle Fontana, a partire dal 1955, con coraggio e genio, riscrivono le regole del prêt-à-porter, trasformandolo in alta moda pronta.
Ma questa è solo una delle prime pagine di una storia più grande, un racconto di innovazione e passione che presto rivelerà come quei cambiamenti segneranno profondamente anche il percorso professionale di Eugenio, aprendo nuovi orizzonti e sfide.