Eros e Thanatos

Di Daniele Castrizio

L’amore e la morte camminano spesso insieme nella memoria dell’Occidente. Eros accende la fiamma, Thanatos la spegne — o forse la rende eterna.

Pochi miti esprimono con tanta forza questa tensione quanto quello di Herò e Leandro e quello di Piramo e Thisbe: storie diverse, ma unite da un medesimo destino, in cui il desiderio si consuma nella notte e trova compimento solo nell’abbraccio finale della morte.La vicenda di Herò e Leandro nasce sulle rive dell’Ellesponto. Herò, sacerdotessa di Afrodite, vive in una torre a Sesto; Leandro abita ad Abido, sulla sponda opposta. Ogni notte il giovane attraversa a nuoto il mare, guidato dalla lampada che l’amata accende per lui. L’amore è sfida agli elementi, è attraversamento, è rischio. Ma una notte d’inverno la tempesta spegne la luce: Leandro perde l’orientamento e annega. Herò, vedendo il corpo dell’amato, si getta dalla torre. I due vengono ritrovati stretti in un ultimo abbraccio.Il mito è attestato nelle Heroides di Ovidio e nel poema di Museo Grammatico, e la sua fortuna attraversa i secoli.

Persino la numismatica ne conserva l’eco: sotto i Severi, la zecca di Abido coniò serie in bronzo che raffigurano Leandro mentre nuota verso la torre, Herò affacciata con la lampada, ed Eros che vola con la fiaccola nuziale, simbolo della loro unione eterna, mentre a sinistra, su uno scoglio, si vede la spada lasciata dall’eroe .

L’arte moderna riprese quel modello: un disegno ottocentesco di Geremia Discanno si ispira a una di queste monete ,

mentre il rovescio di una medaglia coniata a Danzica nel 1635 racconta in sequenza Leandro che si spoglia per affrontare la traversata, lo stesso che affoga, travolto dai flutti, e la disperata Herò che assiste all’annegamento dell’eroe.

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Sul diritto della medesima medaglia, però, abbiamo la raffigurazione di un atro mito d’amore: quello di Piramo e Thisbe. Non meno potente è la loro storia, narrata nel IV libro delle Metamorfosi di Ovidio. Ambientata a Babilonia, la vicenda racconta di due giovani amanti ostacolati dalle famiglie, costretti a parlarsi attraverso una crepa nel muro. Progettano la fuga, ma un equivoco fatale li conduce al suicidio. Thisbe, infatti, era riuscita a sfuggire all’agguato di un leone, perdendo, però, il proprio velo, che viene macchiato di sangue dalla belva. Piramo, trovandolo, crede che Thisbe sia stata divorata e si trafigge con una spada; Thisbe, giunta troppo tardi, si uccide a sua volta con la medesima arma sotto un gelso, i cui frutti, bagnati dal loro sangue, diventano vermigli.

La tradizione tardoantica offre varianti: in Nonno di Panopoli e nelle Recognitiones cristiane la scena si sposta in Cilicia; Piramo si trasforma in fiume — identificato con il Ceyhan — e Thisbe in fonte. Nel Medioevo il racconto continua a risuonare. Giovanni Boccaccio nel Decameron e Geoffrey Chaucer nei Canterbury Tales rielaborano il motivo degli amanti infelici. Dante Alighieri, nel Purgatorio, evoca Piramo che riapre gli occhi al suono del nome di Thisbe: come lui, anche Dante trova coraggio nel nome dell’amata oltre il muro di fuoco. La linea giunge fino a William Shakespeare e ai suoi Romeo e Giulietta: due giovani divisi dall’odio familiare, un messaggio mancato, il doppio suicidio. L’archetipo è lo stesso. Eros, ostacolato dalla società o dal destino, si radicalizza fino a coincidere con Thanatos.

Anche le arti figurative custodiscono questa memoria: un affresco pompeiano ritrae Piramo e Thisbe nell’atto estremo;

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una moneta di Hierapolis di Cilicia mostra il fiume Piramo che nuota, mentre al diritto appare la Tyche cittadina.

L’amore tragico diventa simbolo identitario, fondazione mitica, racconto nel bronzo.In queste storie la morte non è negazione, ma compimento. La passione, impedita nella vita, trova nell’oltre la sua forma assoluta. Eros e Thanatos non sono poli opposti: sono forze intrecciate. La lampada di Herò e il gelso di Tisbe, la torre e il fiume, la crepa nel muro e il velo insanguinato: ogni dettaglio racconta la fragilità dell’umano di fronte al desiderio. Eppure, proprio in quella fragilità, l’amore conquista l’eternità del mito.