Creatività sostenibile. Il dialogo tra Gaia Segattini e Springa

di Marco Signorile

Nel ritmo serrato della Fashion Week milanese esistono incontri che interrompono la corsa e costringono a fermarsi. Non per strategia, ma per naturale attrazione.
Gli showcase nascono esattamente per questo: luoghi d’incontro, spazi di dialogo dove il brand si racconta e lo stilista si lascia conoscere.
L’incontro con Gaia Segattini, nello spazio scenografico di Robertaebasta, appartiene a questa categoria rara. Non è stato semplicemente uno showcase. È stato un momento di sintonia tra visione, materia e personalità.
Gaia Segattini non vive la sostenibilità come tendenza, ma come scelta progettuale concreta. Il suo lavoro nasce infatti da filati di giacenza produttiva di alta qualità: una decisione che trasforma il recupero in linguaggio creativo.
«Non scendiamo mai sotto l’80% di lana, e spesso lavoriamo con il 100% lana. Una rarità, soprattutto quando si parla di pattern e colori», racconta la stilista. La qualità diventa così il punto di partenza, non l’eccezione.
Ma ciò che rende riconoscibile il suo universo è la capacità di costruire capi pensati per vivere più vite. Maglie double face, jacquard tubolari, strutture che si capovolgono e trasformano il fit.
Ribaltare un capo non significa solo cambiarne l’estetica, ma modificarne il linguaggio, passando da una linea essenziale a un volume più deciso, da una silhouette raccolta a un gesto quasi teatrale.
In un’epoca dominata dall’usa e getta, l’intercambiabilità diventa una forma di eleganza intelligente.
E poi i colori. Non tonalità gridate, ma armonie energizzanti che nascono da una necessità produttiva — i filati di giacenza raramente sono neri o blu — e diventano cifra stilistica.
«La sfida è abbinarli in modo che siano attrattivi e capaci di trasmettere energia positiva.»
Un’energia che, nel racconto della stilista, assume una dimensione sorprendentemente concreta. Le clienti scelgono questi capi per momenti importanti: un colloquio, un esame, persino una visita medica.
Non per apparire, ma per sentirsi bene, riconosciute, a proprio agio. Qui la moda torna ad essere esperienza emotiva.
Incontrare Gaia Segattini significa incontrare il suo brand. Empatia, gentilezza, estrosità controllata. Una personalità che non cerca l’eccesso, ma l’identità.
Dal tessuto si passa poi alla struttura. Dal capo alla base che accompagna il passo. È qui che entra Springa.
Un brand che riporta in Italia una tecnica di lavorazione ormai rarissima.
«Abbiamo recuperato una tecnica sparita dal 1971», racconta Leonardo Ricco, anima del progetto e fondatore di Drop Studio.
Le sneaker Springa nascono da un processo di costruzione artigianale che rende tomaia e fondo un corpo unico, vulcanizzato in autoclave. Non semplici componenti assemblati, ma materia indivisibile.

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Nel DNA del brand vive da sempre un principio oggi centrale: Recuperiamo materiali, scarti, eccedenze. Non solo per la tomaia, ma per l’intero sistema prodotto.
La collaborazione con Gaia Segattini nasce esattamente da questa visione condivisa. Gli scarti produttivi della maglieria vengono reinseriti in un nuovo ciclo creativo, trasformandosi in elementi identitari della sneaker.
La capsule collection diventa così qualcosa di più di una semplice collaborazione. È un dialogo tra linguaggi. Tra chi lavora il colore e chi costruisce la base. Tra chi recupera filati e chi recupera tecniche. Tra creatività e struttura.
Perché la sostenibilità, quando è autentica, non è mai un gesto isolato. È uno stile.