Ci sono ancora poeti

Recensione a di giorni altrimenti di Rose Bazzoli

di Giorgio Pizzol

Chi legge di giorni altrimenti capisce di trovarsi di fronte a poesia autentica. Quella scrittura che ci parla di momenti di vita realmente vissuti esposti in forma di canto o canzone. In quel modo di comunicare combina suoni e significati in forme impreviste e imprevedibili.

ho pochi desideri

indolente sulla soglia

di una dolce maturità lucciole

mi piangono addosso filanti

vuoti di stelle senza l’affanno

di riempire buchi neri

Notiamo il gioco dell’assenza della punteggiatura che ci permette letture plurime del testo. Esempio. lucciole mi piangono addosso filanti oppure filanti vuoti di stelle senza l’affanno. Chi legge può procedere liberamente a combinazioni diverse.

Ma al di là del gioco il lettore intuisce il senso complessivo del canto. Restano oggi pochi desideri. Desideri che, forse, sono stati repressi, forse sono rimasti delusi. E però vediamo anche la liberazione dall’ansia procurata dal desiderio impossibile ad essere soddisfatto, “un buco nero” appunto. Il lettore qui pensa a situazioni in cui egli stesso si è trovato a vivere. Come accade sempre leggendo le poesie che entrano in quel profondo che ognuno può avvertire affine a quello del poeta.

Come in questa

alba

nell’ovatta del sogno schegge di pensieri faticano ad avere la meglio

ottusamente
anche il corpo indugia altrove

poter restare per sempre
in questo dubbio tra l’essere e l’esserci

la pena ancora quieta nella sua tana

Il dubbio tra l’essere e l’esserci richiama Heidegger, il più enigmatico dei filosofi del ’900. Ma non ha niente di cerebrale e di astratto. È l’espressione di quello stato d’animo che provano tutti coloro che hanno il coraggio di sondare la propria interiorità senza restare però prigionieri del proprio io come Narciso.

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Rose supera il dubbio esistenziale con ironia in

di sguincio

…..

(forse si ama per curiosità)

la faccia del postino è la tua
e il gatto ha la tua espressione

….

c’era una volta un tempo che non è mai stato

E con ironia e realismo nello stesso tempo ci presenta una meditazione sul rapporto fra maturità ed infanzia.

liberiamo i palloncini!

sorrisi in piazza e nasi per aria

bambini e vecchi tutti della stessa età

il cielo si colora di sogni

La piazza di un piccolo paese, la sagra. Si liberano i palloncini. Il tempo reale è sospeso. Si entra nel tempo delle fiabe, della fantasia. Bambini e vecchi hanno la stessa età. L’età dei bambini, s’intende. Perché le fiabe sono per i bambini. E per i vecchi che conservano il bambino che resta nel loro profondo.

Rose Bazzoli è dentro la scena e vi partecipa. Nello stesso tempo è fuori e ce la descrive, la dipinge, in versi, in poesia. Ci fa un bel regalo. Non è facile trovare poeti ai giorni nostri.

Qui ci dobbiamo fermare. Non pensi il lettore che il sottoscritto recensore abbia citato i versi “migliori”.

Questi li leggerà dopo che avrà preso in mano di giorni altrimenti (tutto in lettere minuscole come da licenza poetica rilasciata di diritto a Rose Bazzoli)