di Michele Minisci
CASTROCARO-SANREMO. SOLO ANDATA, questo, quindi, il titolo del libro, che ha un doppio significato! Più avanti vedremo perché… E’ uno spaccato di vita, sociale, umano, culturale, ma principalmente musicale, con l’intento di far emergere uno straordinario “come eravamo”, inteso non come ricordo nostalgico, ma come testimonianza di un evento irripetibile durato 31 anni, dal 1957 al 1988, fino a quando è durata la collaborazione tra il festival Voci Nuove di Castrocaro e il blasonato festival di Sanremo ( pur con uno stop forzato, e inspiegabile, durato per quasi tutti gli anni ’70), dove approdavano di diritto i due vincitori della kermesse castrocarese, un uomo e una donna, che ha avuto per tutti gli anni sessanta e settanta il suo apice massimo.
Dopo il 1988 il festival Voci Nuove ha intrapreso un lento ed inesorabile declino.Uno spaccato di vita in cui ho cercato di descrivere il Padiglione delle Feste, dove si svolgeva il festival, e il centro cittadino di Castrocaro, come una vera e propria “agorà”, un affresco corale, una perenne assemblea cittadina per tutta la durata del concorso per “voci nuove”, in quei due lunghi mesi di una estate che sembrava non finire mai. E per tutto il tempo che ho impiegato a scandagliare i ricordi della gente di Castrocaro su quell’ irripetibile periodo mi è sembrato di vivere in un “amarcord” collettivo con questi altri “protagonisti del festival. Oltre ai cantanti. Naturalmente!“ Quelli si che erano bei tempi- mi sussurra Alfredo- sembrava di essere a Sanremo. Ma che dici…a me sembrava di essere al festival del Cinema di Venezia o al festival di Cannes- replica Tonino-. Assiepati dietro le transenne ci passava davanti il mondo intero, intendo quello dorato del cinema, della televisione, della canzone internazionale -aggiunge Riccardo- e li toccavamo mentre passavano… Guarda, guarda, sta arrivando Aznavour…ma non vedi che c’è anche Belmondo? Mi hanno detto che fra poco arrivano anche Silvana Pampanini e Petula Clark, e poi Modugno, Milva…Ma c’è anche il famoso giornalista Montanelli…e l’on. Forlani, segretario della Dc”!
E le sartine, le parrucchiere, le lavoratrici del vicino Conad, appene smontate dal lavoro, che facevano a spintoni per conquistare la posizione migliore per vedere…guardare…sognare!Mentre tutte le signore della piccola borghesia cittadina, prive di pass, ma in rigorso abito da sera lungo, un po’ in disparte però, ostentavano con malcelato orgoglio uno sguardo di sufficienza, con la speranza forse, in fondo, che potesse arrivare all’ultimo minuto il tanto agognato pass ed entrare nel…paradiso delle canzonette! Mentre tutte le impiegate delle Terme, da una posizione privilegiata, all’interno delle transenne, quindi all’interno del “circo”, avevano gli occhi lucidi per l’emozione.Certo, molti personaggi famosi erano qui solo per una toccata e fuga, una “comparsata”, ma molti altri si fermavano anche dopo le varie selezioni, dopo le finali, e si concedevano al bagno di folla, pur se limitato, nel piccolo nigth club delle Terme o nei vari ristoranti cittadini (Prati, la Frasca, la Cantinaza), come facevano spesso Modugno, Albano, Mino Reitano, Patty Pravo, Milva, etc…
Insomma c’era tutto il campionario dell’Italia canora e cinematografica che passava di qua, e tra poco lo sfoglieremo insieme per tutti i trentuno anni che ci interessano.
In questa lunga cavalcata ho intervistato tutti i vincitori e vincitrici ( meno tre, assolutamente non rintracciabili!), delle edizioni che vanno dal 1957, la prima, fino al 1988, quando poi terminò l’abbinamento con il prestigioso Festival di Sanremo (solo per diatribe politiche…ma anche economiche!), e ho scoperto un mondo incredibile, oltre che per i primi passi mossi dai vincitori diventati poi delle famose star ( Gigliola Cinquetti, Zucchero, Alice, Luca Barbarossa, Michele Zarrillo…), ma principalmente perché ho focalizzato la mia attenzione verso chi non ha raggiunto il successo, il suo sogno, e si è perso per strada, e come ha affrontato quindi poi la sua vita e come l’ha vissuta. Ho incontrato e raccontato storie di distacchi, di assenze, di abbandoni. Storie di vite diverse, tanti percorsi nuovi, sentieri battuti ai margini dello star system; frugato tra i loro sogni infranti per molti, per molte. Ma nemmeno un rimpianto!
C’è chi si è rimessa a fare la sartina, la commessa, chi il contadino, il muratore, l’impiegato, l’orologiaio, chi il commerciante, chi il rappresentante, chi l’insegnante di canto, la maggior parte, non volendo staccarsi definitivamente dall’antica passione, e addirittura chi ha rifiutato di andare a Sanremo, come Rosario di Bella, vincitore nel 1987, per motivi culturali e ideologici! Chi, infine, ha deciso di troncare sul nascere la sua, forse, dorata carriera a causa delle insopportabili…molestie sessuali. E’ accaduto anche questo! Ho rintracciato le vincitrici delle prime edizioni del 1957 (Tina Castelli), 1958 (Edda Montanari), 1960 (Angela Venturoli), 1961 ( Anna Maria Ramenghi), 1962 (Eugenia Foligatti), tutte donne, tutte romagnole…, grazie all’aiuto di Mirko Mirri, profondo conoscitore e collezionista di quasi tutto quello che succede di musicale in Romagna. Sono signore ancora tutte arzille e pimpanti nonostante alcune abbiano sulle spalle più di ottanta primavere, con storie molto particolari e….suggestive. Ad esempio, la vincitrice del 1957, Tina Castelli, di estrazione contadina, di Voltana di Lugo(Ra), la quale, dopo la vittoria, chiamata alla Rai di Roma per alcuni provini, “terrorizzata” dalle decine di riflettori e microfoni dello Studio Due di via Asiago, è scappata subito via… e si è rifugiata in una piccola locanda, non volendo tornare nel suo paesino per la vergogna, dove l’aspettavano in pompa magna il Sindaco e la Banda cittadina. Ha pensato di cercare un lavoro a Roma, leggendo gli annunci di lavoro sul Messaggero, e, pensate un po’…, si è messa invece a fare…la cuoca per il famoso regista Roberto Rossellini e la tata per la piccola Isabella, che allora aveva 5 anni! Dopo alcuni anni ha seguito a New York un alto dirigente di Rai International, che bazzicava in estate villa Rossellini, a Fregene.
Nel corso di questa lunga cavalcata ho raccontato la situazione della musica italiana alla fine degli anni ’50 e inizio anni 60, con il boom delle canzonette, ho poi analizzato il significato che ha avuto questo festival (il primo vero Talent della storia della musica italiana, con edizioni fino a 8.000 concorrenti, da tutta Italia) nell’evoluzione della musica nel nostro paese e nel contributo che ha dato, se lo ha dato, al fratello maggiore, al più prestigioso appuntamento canoro: il festival di Sanremo, visto dalla parte dei giovani interpreti e delle loro, a volte dirompenti, proposte musicali.
Infatti, mentre i cantanti del blasonato festival di Sanremo dovevano sottostare ai ferrei diktat delle case discografiche, dei gusti del mercato e quindi accettare testi e musiche imposte ( fino a quando non arrivarono i cantautori!), i “nipotini” del festival di Castrocaro erano invece più liberi, seguivano i loro gusti e proponevano di conseguenza le canzoni a cui si sentivano più legati. Ne fanno fede molti titoli delle canzoni presentate per questo festival che spesso si richiamavano a testi e sonorità che venivano dagli Stati Uniti. Un segno inequivocabile che anche da Castrocaro qualcosa stava cambiando.

