BENVENUTI SUL PIANETA GLAMOUR

Di Johnny Fusca

Nel linguaggio di tutti i giorni la parola “glamour” ha ormai preso piede sempre più. Con l’avvento delle nuove tecnologie, con il web e con i social, riferirsi a qualcosa o qualcuno ed etichettarlo come “glamour” potremmo dire sia ormai d’uso ordinario. Il glamour, nelle sua varie accezioni, fa un po’ parte della vita di ogni giorno: per un motivo o per un altro, abbiamo un po’ tutti familiarizzato con questo vocabolo che, per certi versi – vista la vastità d’interpretazione –  potremmo paragonare, più che ad una semplice “parola”, addirittura ad un’intera espressione. Cos’è, però, realmente il glamour? A volte se ne abusa nell’utilizzarlo come riferimento, altre volte lo si attribuisce erroneamente, altre volte lo si accosta in maniera frettolosa a circostanze, cose o persone… In questo primo appuntamento della rubrica che state leggendo, ci soffermeremo sul connubio tra glamour e fotografia, così da far luce – nessuna espressione potrebbe calzare meglio! – su come i due aspetti si intreccino.

Anzitutto: cos’è davvero glamour in fotografia? Premesso che in queste righe andiamo a scandagliare aspetti legati alla ritrattistica in genere, in tutte le sue sfaccettature, bisogna subito precisare che esiste anche un aspetto “soggettivo” dell’interpretazione glamour di un set. In altre parole, ognuno di noi, ponendosi dietro una fotocamera, può scorgere un tratto più o meno glamour della scena che si trova ad osservare e dei dettagli che andrà poi ad immortalare attraverso un click. In linea di massima, tutto ciò che è interpretazione ed espressività, sul set, è accomunabile al glamour. Creare un mood abbinato ad un progetto fotografico, dà vita ad un’idea. Interpretare quel mood, inserire le espressioni giuste in fase di scatto, utilizzare il corpo per esprimere qualcosa – non solo attraverso gli il viso, gli occhi, la bocca, ma anche ad esempio attraverso l’utilizzo della mani – dà invece vita all’anima glamour di un set fotografico, che altrimenti risulterebbe “spersonalizzato” e probabilmente comunicherebbe molto meno rispetto magari alle aspettative. Erroneamente, spesso, si abbina il glamour ad altri fattori. Nel mondo della fotografia, ad esempio, in tanti, frettolosamente, rèlegano il glamour ad un mero aspetto “stilistico” legato al set. Non è così. E’ un mito che va sfatato, poiché ogni stile fotografico legato alla ritrattistica – potremmo dire – può avere delle variabili glamour. E’ tutto circoscritto chiaramente all’obiettivo finale che si vuol colpire: cosa si vuol comunicare esattamente? O, in alternativa – poiché non è un obbligo dover per forza “trasmettere” qualcosa – a livello creativo / interpretativo, quale aspetto ci interessa maggiormente mettere in rilievo? Per fare un esempio chiarificatorio di cosa intendiamo, si pensi ad un set fotografico di moda. Mettendo una modella sul set e facendole indossare un abito, vogliamo che posi e basta, senza interpretare la scena, oppure vogliamo che ci metta “del suo” per dare maggiore personalità all’immagine finale che ne verrà fuori? Nel primo caso ci troviamo nella casistica di un classico set “fashion”, nel secondo caso abbiamo dato un’accezione glamour al lavoro che stiamo svolgendo.

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Affronteremo queste differenze nel prossimo capitolo di questa rubrica. Per adesso soffermiamoci a ragionare su cos’è davvero “glamour” nella nostra vita di tutti i giorni: come se fossimo tutti un po’ “modelli” di un grandissimo set chiamato pianeta Terra.