Barbara De Nuntis, quando arte e cultura diventano strumenti contro la violenza invisibile

di Samuela Nisi

C’è un modo di fare arte che non cerca soltanto applausi o riconoscimenti, ma prova a lasciare una traccia civile. È il percorso intrapreso da Barbara De Nuntis, attrice, giornalista e autrice che negli ultimi anni ha trasformato cinema, podcast e divulgazione culturale in strumenti per affrontare temi delicati come manipolazione psicologica, autodeterminazione femminile e violenza di genere.

Laureata con lode in Lingue alla Sapienza, giornalista pubblicista e con una formazione teatrale costruita nel tempo, De Nuntis rivendica il valore della cultura come responsabilità narrativa. Un approccio che attraversa tutto il suo lavoro, dai progetti audiovisivi alle produzioni radiofoniche fino alla recente conduzione del documentario “La Gravità del Superfluo”, dedicato all’artista contemporaneo Daniele Sigalot.

“Amnesia”: il corto che racconta la violenza che non si vede

Il progetto più forte e personale resta però “Amnesia”, cortometraggio scritto e interpretato dalla stessa De Nuntis, nato con l’obiettivo di indagare i meccanismi invisibili della violenza relazionale.

La protagonista è un’insegnante italiana che vive nel Regno Unito e si risveglia ferita e senza memoria. Attraverso un percorso terapeutico, la donna tenta di ricostruire una relazione tossica culminata in un tentato femminicidio. Ma il cuore del racconto non è il gesto estremo: è tutto ciò che lo precede. La manipolazione silenziosa, la dipendenza affettiva, il progressivo svuotamento dell’identità personale.

Girato interamente in lingua inglese per sottolineare l’universalità del tema, il corto è stato sviluppato anche grazie al confronto con psicoterapeute esperte nei meccanismi relazionali abusanti. Un dettaglio che racconta bene il taglio scelto dall’autrice: non una narrazione sensazionalistica, ma un lavoro che prova a entrare nei processi psicologici della vulnerabilità.

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Il film ha già ottenuto riconoscimenti internazionali tra Dubai, Tokyo e Stati Uniti, oltre a selezioni e premi in diversi festival italiani, da Ponza a Bracciano fino alla finale del Cascina Film Festival di Milano.

“Sintonia Barbara”: educare all’ascolto in un tempo di relazioni veloci

Accanto al cinema, Barbara De Nuntis porta avanti anche il podcast “Sintonia Barbara”, premiato con il Microfono d’Oro 2025.

Qui il tono cambia, ma resta centrale il tema della consapevolezza. Le conversazioni con donne provenienti da mondi differenti diventano occasioni per riflettere su stereotipi, relazioni contemporanee e costruzione dell’identità femminile in un’epoca dominata da dinamiche social sempre più rapide e superficiali.

“Quando si diventa consapevoli, si diventa meno manipolabili”, afferma De Nuntis. Una frase che sintetizza bene il filo rosso che unisce i suoi lavori.

“La Gravità del Superfluo”: l’errore come materia creativa

Sul fronte culturale, invece, De Nuntis è protagonista del documentario “La Gravità del Superfluo”, dedicato a Daniele Sigalot e presentato come un viaggio dentro la mente dell’artista romano, noto per aver trasformato l’errore in linguaggio creativo.

Il documentario, della durata di 47 minuti, costruisce un racconto intimo all’interno de “La Pizzeria”, lo studio-laboratorio di Sigalot, dove ferro, parole, installazioni e visioni diventano strumenti per interrogarsi sul significato del fallimento e sul rapporto tra arte e identità.  La regia sceglie volutamente un tono confidenziale e mai accademico. Barbara De Nuntis accompagna il dialogo senza invaderlo, lasciando emergere ironia, ossessioni e fragilità dell’artista.

Il risultato è un lavoro che parla di arte contemporanea ma, in fondo, anche di qualcosa di molto umano: cosa facciamo con i nostri errori? Li nascondiamo, li correggiamo o impariamo a trasformarli? Ed è forse proprio qui che si incontrano i diversi progetti di Barbara De Nuntis. Nel tentativo di raccontare ciò che spesso resta invisibile: la fragilità, la manipolazione, il fallimento, la vulnerabilità. Tutte cose che la società contemporanea prova disperatamente a filtrare, ritoccare o cancellare. Un po’ come certe foto sui social. Solo che nella vita reale, purtroppo, il tasto “elimina” non esiste.

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