Anfitrione e Alcmena: Dal Mito Greco al Teatro Comico

di Daniele Castrizio

Nella memoria comune il nome di Anfitrione è diventato sinonimo di padrone di casa generoso, soprattutto per l’influenza dell’omonima commedia di Plauto. Prima di diventare protagonista del teatro comico, però, Anfitrione appartiene a una delle più complesse genealogie del mito greco: figlio di Alceo, re di Tirinto, e nipote di Perseo, sposò Alcmena , figlia di Elettrione, re di Micene e suo zio. La loro vicenda intreccia guerra, esilio, fedeltà e inganno divino, preparando la nascita di Eracle.

La Tragedia di Micene e l’Esilio a Tebe

Elettrione aveva visto il proprio regno devastato dall’esercito di Pterelao, sovrano dei Tafi, che rivendicava il trono di Micene. Il bestiame era stato razziato e gli otto figli del re erano caduti. Deciso a vendicarli, Elettrione raccolse un esercito e affidò il governo ad Anfitrione, promettendogli Alcmena in sposa. Durante la sua assenza, il reggente accettò di pagare un riscatto per riavere le mandrie, credendo di agire nell’interesse del sovrano. Al ritorno, tuttavia, Elettrione interpretò quell’accordo come un atto di complicità con il nemico. Nella lite che seguì, Anfitrione lo uccise accidentalmente.

Stenelo, fratello del morto, occupò Micene e condannò il giovane all’esilio. Alcmena lo seguì fino a Tebe, dove entrambi furono accolti da Creonte, che purificò Anfitrione dall’omicidio. La principessa pose tuttavia una condizione alle nozze: lo avrebbe sposato soltanto quando egli avesse vendicato i suoi fratelli e restituito l’onore alla casa paterna. Alcmena non è dunque una figura passiva, ma la custode della memoria familiare e la forza morale che orienta l’azione dell’eroe.

Il Paradosso di Beozia: La Volpe di Teumesso e il Cane Lelapo

Creonte promise uomini e armi, purché Anfitrione liberasse prima la Beozia dalla volpe di Teumesso, creatura prodigiosa destinata a non essere mai catturata. Per placarla, i Tebani le offrivano ogni mese un fanciullo. Anfitrione ricorse allora all’amico Cefalo, possessore di Lelapo, il cane infallibile al quale nessuna preda poteva sfuggire.

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Nacque così un paradosso: un animale impossibile da raggiungere inseguito da un cane destinato a raggiungere ogni animale. Zeus risolse la contraddizione pietrificando entrambi. Il cane divenne poi la costellazione canis minor, mentre la volpe ottenne un tardivo inserimento nel cielo nel 1690, con la costellazione vulpecula, che nulla ha a che fare con il mito.

La Guerra contro i Tafi: Il Tradimento di Cometo

Ottenuto l’esercito, Anfitrione mosse contro Pterelao. La vittoria dipese però da una donna. Cometo, figlia del re dei Tafi, innamoratasi del nemico, recise dal capo del padre la chioma d’oro che gli garantiva l’immortalità. Pterelao fu sconfitto, ma la traditrice non ricevette la ricompensa sperata: Anfitrione la condannò a morte e affidò il regno di Tafo a Cefalo.

Il mito contrappone le due principesse: Alcmena segue nell’esilio l’uomo che ama senza dimenticare il dovere verso la propria stirpe; Cometo, dominata dalla passione, sacrifica il padre e la patria.

L’Inganno di Zeus e la Nascita di Eracle

Mentre Anfitrione combatteva, Zeus si innamorò di Alcmena e assunse perfettamente l’aspetto del marito. Presentatosi come il vincitore appena tornato dalla guerra, raccontò le imprese compiute e fu accolto dalla donna, convinta di ricevere il legittimo sposo. Per prolungare quella notte, il dio ordinò a Helios di non sorgere, unendo tre notti in una sola. Da quell’inganno fu concepito Eracle.

Dopo avere mantenuto la promessa, Anfitrione si unì ad Alcmena. La tradizione condensò le due gravidanze in un unico parto gemellare: nacquero Ificlo, figlio mortale di Anfitrione, ed Eracle, figlio di Zeus. Il primo avrebbe partecipato alla caccia del cinghiale calidonio; il secondo sarebbe divenuto l’eroe greco per eccellenza. Secondo Euripide, Anfitrione avrebbe voluto punire con la morte sul rogo l’infedeltà di Alcmena, ma Zeus la salvò con una pioggia miracolosa.

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Il Destino Finale e la Fragilità Umana nel Mito

Dopo la morte di Eracle, Alcmena seguì la sorte degli Eraclidi. Venuta a morte, sarebbe andata sposa al giudice infernale Radamanto.

Dietro la comicità degli scambi d’identità si cela dunque una vicenda tragica: Anfitrione è l’uomo giusto sopraffatto da eventi più grandi di lui; Alcmena, la donna fedele la cui innocenza viene violata dall’arbitrio divino. Proprio questa fragilità, più ancora della gloria di Eracle, li rende vicini alla sensibilità moderna.