di Carmensita Furlano
“Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi più fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantatré anni sette mesi e undici giorni notti comprese?”…
(“El amor en los tiempos del cólera” Gabriel García Márquez).
La longevità è un traguardo che il maggior numero di persone dovrebbe raggiungere perché è libertà, è bellezza, è vita, è profondità, è grazia, è verità, e soprattutto è Amore… amore autentico fonte di felicità e benessere fisico. L’amore nella terza età è un potente elisir di lunga vita, capace di migliorare la salute fisica e mentale, stimolando la produzione di ormoni del benessere e riducendo il dolore. Rispetto alla giovinezza, l’amore negli anziani è più maturo, meno tormentato e ricco di valori spirituali. Cresce sulla reciproca accettazione, sulla profonda onestà e sulla condivisione del tempo, dando vita ad una complicità nuova. Tutti i tabù sono superati, via pregiudizi, inizia un nuovo mettersi in gioco, partecipando ad attività culturali e di coppia. Accanto all’amore come sentimento si coltiva con più consapevolezza l’amor proprio e la passione per la vita, trasformando, quindi, la longevità in un periodo felice e sano. Diceva bene il Professore Veronesi: “Vive a lungo e felice chi non smette di amare, di pensare e di agire”.
L’età di una persona è quella della sua mente e non quella del suo corpo. Il nostro corpo muore, ma le nostre idee sopravvivono a noi, come diceva Socrate, esse sono sia uno strumento di longevità, ma soprattutto rappresentano a nostra immortalità terrena. È necessario non stancarsi di pensare, per noi e per gli altri. Occorre restare legati agli affetti profondi, partecipare alle decisioni ed essere sempre presenti per coloro che amiamo. E tutto gira intorno all’Amore, amore per sè stessi nel prendersi cura di sé, amore verso la procreazione, amore verso l’umanità per vivere in pace. Non c’è vita senza amore, odio e violenza sono innaturali per l’uomo,il sentimento di affetto agisce come una fonte naturale di salute. Chi è amato e dà amore, beneficia di una serie di vantaggi fisici e psicologici che possono avere un effetto a lungo termine sulla durata della vita. La longevità non è solo una questione di integratori giusti e di ottimizzazione dello stile di vita, ma è soprattutto sicurezza, appartenenza e calore interpersonale. Ecco perchè alla fine di questo articolo capiremo che “Innamorarsi della longevità” è più di un semplice slogan…
Ed ecco palesarsi ai miei occhi un ricordo e l’immagine di uno dei più bei romanzi che cammina mano nella mano con la longevità, soprattutto nell’Amore, da me preferito a tanti altri, amalgamandosi perfettamente con l’argomento, “El amor en los tiempos del cólera” “L’Amore ai tempi del colera” di Gabriel García Márquez, scrittore colombiano, pubblicato nel 1985 in lingua spagnola con una tiratura milionaria, traduzioni quasi immediate in molte altre lingue ed enorme successo di pubblico. (Premio Nobel per la letteratura 1982). Intento dell’autore durante la lavorazione era “scrivere un romanzo del XX secolo come si scriveva nel XIX secolo”, ma ancora attuale anche nel XXI secolo… Il romanzo ambientato in una citta caraibica senza nome ma simile alla Cartagena colombiana, tra il 1880 e il 1930, durante la pandemia di colera. È la storia di un uomo e una donna, un grande inno all’amore vero e sensuale, in tutte le sue età ed in tutte le sue forme: “Uno sguardo casuale fu l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato.”
Ogni episodio amoroso è descritto con maestria, la sensualità è in primo piano, consapevole che nessun desiderio del corpo potrà mai sostituire il vero amore. La cronaca di una lunga e fiduciosa attesa, di un desiderio che non si sopisce ma si accresce negli anni superando tutti gli ostacoli, un romanzo atipico e splendido da cui emerge il gusto intenso di una narrazione corposa e fiabesca, le colorate descrizioni dell’assolato Caribe e della sua gente, tempo e luogo in cui c’erano dei confini molto rigidi tra le classi dominanti e quelle inferiori.
Fiorentino Ariza impiegato telegrafista, uomo malinconico e posato appassionato di poesia, innamorato di Fermina Daza (la ragazza più bella della città), ma il padre di lei non approva l’unione dandola in sposa – una vita protetta ma infelice, né vera sensualità, né vero amore – a Juvenal Urbino, il ricco medico della città. Florentino – ammalato d’amore – si butterà a capofitto nel lavoro per poter essere degno dell’amore di Fermina, iniziando una brillante carriera all’interno dell’azienda dello zio, la Compagnia Fluviale dei Caraibi. Nonostante la folla di amanti che accumulerà negli anni (622), Florentino si sentirà legato solo a Fermina, aspettando decenni per vedere realizzato il suo amore. Alla morte di Juvenal, le dichiarerà nuovamente il suo amore, e lei, dopo tanti anni di indifferenza, accetterà quelle attenzioni attraverso un viaggio in uno dei battelli della Compagnia Fluviale di Florentino.
Una storia che parla dell’amore con una pazienza disarmante, nella quale il tempo non è nemico ma alleato. Florentino e Fermina si amano, si perdono, si ritrovano — si rincorrono — per oltre mezzo secolo, dimostrando come il sentimento possa mutare forma senza mai spegnersi davvero. Un amore ostinato, a tratti idealizzato, contraddittorio, capace di convivere con la solitudine, il desiderio e persino l’illusione. Dopo cinquantatrè anni, sette mesi, undici giorni e notti comprese Florentino e Fermina scoprono, non nella decrepita vecchiaia, ma nella bellezza della longevità l’agro amore attraverso l’esotico e meraviglioso viaggio lungo il fiume La Magdalena. Un tempo apparentemente eterno che si apre il giorno della morte di Juvenal. Un amore adolescenziale, con la iniziale apertura di lei:
“Così aveva finito per pensare a lui come non si era mai immaginata che si potesse pensare a qualcuno, presagendolo dove non stava, desiderandolo dove non poteva essere, svegliandosi improvvisamente con la sensazione fisica che lui la contemplasse nell’oscurità mentre lei dormiva.”
l’amore che supera la realtà fisica, portando a percepire la presenza dell’amato anche in sua assenza, trasformando il pensiero in una sensazione fisica tangibile. Poi il rifiuto e la promessa di lui di conquistarla definitivamente anche aspettando tutta la vita; e già nel primo capitolo Márquez, nero su bianco, scrive la traccia principale della storia: se dovrà essere amore fra loro, sarà amore senile.
Così è: Fermina settantenne, veglia funebre della morte accidentale del marito, Florentino ultrasettantenne compare e, in un misto di eleganza e determinazione, le ricorda che l’ha sempre amata, lasciandole intuire il tutto per continuare da dove smesso: “Sensualità, senso di urgenza e di profondità” che hanno permesso di perseverare nel suo amore, resistere alle minacce del padre di lei, senza perdere le speranze neppure davanti a quel matrimonio.
La città è calda di clima e di tumulti: non siamo infatti lontani dagli anni dell’indipendenza della Colombia dalla Spagna. La malattia si affaccia ogni tanto come una minaccia, un qualcosa con cui i personaggi sembrano aver imparato a convivere, tanto che nella pagina finale proprio il colera diventa la scusa perfetta, che mai nessuno potrebbe mettere in discussione, per non fare scendere Florentino e Fermina dalla barca sul fiume. Amore che è un pò come il colera, coglie impreparati, mette radici, risucchia energie, trasforma il corpo e lo spirito bisognoso d’amore.
“L’umidità della Cabina Presidenziale li sommerse in un letargo irreale in cui era più facile amarsi senza fare domande. Vivevano ore inimmaginabili tenendosi per mano sulle poltrone della veranda, si baciavano piano, si godevano l’ubriachezza delle carezze senza l’impiccio dell’esasperazione…..
Allora lui tese le dita gelide nel buio, cercò a tentoni l’altra mano, e la trovo che l’aspettava. Entrambi furono abbastanza lucidi da rendersi conto, in uno stesso istante fugace, che nessuna delle due era la mano che avevano immaginato prima di toccarsi, bensì due mani dalle ossa vecchie. Ma nell’istante successivo non lo erano più……
Allora lui la guardò, e la vide nuda fino alla vita, così come se l’era immaginata. Aveva le spalle raggrinzite, i seni cadenti e le costole coperte da una pelle pallida e fredda come quella di una rana. Lei si coprì il seno con la camicia che si era appena tolta e spense la luce. Allora lui si tirò su e incominciò a spogliarsi nell’oscurità, gettandole addosso ogni indumento che si toglieva, e lei glieli ributtava indietro morta dal ridere.
Rimasero supini per un lungo momento, lui sempre più stordito via via che lo abbandonava l’ubriachezza, e lei tranquilla, quasi abulica, ma chiedendo a Dio di non farla ridere senza senso, come le accadeva sempre quando andava giù pesante con l’anice.”
Cosa accade nella pratica? Noi lettori lasciamo Florentino e Femina in una eterna e voluta quarantena, non c’è più presente, passato e futuro se ogni domani sarà uguale ad oggi, una frase questa che per tutti potrebbe apparire sinistra, ma invece perfetta per i due protagonisti che ormai giunti alla senilità vogliono congelare il tempo sulla nave preludio di longevità di vita e Amore.
“Fermina, ho atteso questa occasione per oltre mezzo secolo, e adesso voglio ripeterle ancora una volta il giuramento della mia fedeltà eterna e il mio amore perenne.”
Non solo un complemento sessuale, ma quella necessità oltre il visibile e il sensibile, un nuovo ritmo e al ritmo dell’altro. La dolcezza e umidità di quelle labbra mai dimenticate, vedere insieme una nuova alba con la luce di occhi nuovi. Godersi una conversazione ininfluente su misura, bere lentamente il caffè del mattino. Sedersi a contemplare il tramonto di ogni giorno, capendo tra le righe… quel linguaggio laterale e complice degli innamorati, dirsi ti voglio bene anche con un semplice abbraccio….
“Lo dice sul serio?” gli chiese.
“Fin da quando sono nato” disse Florentino Ariza, “non ho detto una sola cosa che non sia sul serio.”
Il capitano guardò Fermina Daza e vide sulle sue ciglia i primi fulgori di una brina invernale. Poi guardò Florentino Ariza, la sua padronanza invincibile, il suo amore impavido, e lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti.
“E fino a quando crede che possiamo continuare con questo andirivieni del c…?” gli domandò.
Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese.
“Per tutta la vita” disse.
Non è dunque uno slogan Innamorarsi della Longevità….. e per tutti noi siano un monito le parole che descrivono il turbamento del Capitano…. “e lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti”, appunto la vita. La vita nel bene da vivere non per abitudine ma esercitando la capacità di promuoverla per sé e per gli altri, la vita nel male con la consapevolezza di migliorarla uscendo dal tunnel, la vita nella gioia non dimenticando di essere forti nel dolore che sopraggiunge inaspettatamente… la vita con la sua capacità di meravigliarsi ancora. Promettersi di vivere questa vita sino in fondo, di andare avanti, perché il senso della vita non è soltanto la vita stessa, ma è insieme a tutto ciò che la circonda, augurandosi di entrare nel privilegio – senza paura, timori, rimpianti – chiamato Longevità…..
“Rispondigli di si – le disse – Anche se stai morendo di paura, anche se poi te ne pentirai, perché comunque te ne pentirai per tutta la vita se gli rispondi di no.”

