Andromaca, moglie di tre mariti

di Daniele Castrizio

Andromaca giunse a Troia per volontà del padre, destinata a un matrimonio politico: doveva dare un erede a Ettore, il più nobile tra i figli di Priamo. Un’unione combinata, dunque, che tuttavia si trasformò presto in un amore autentico.

Secondo altre tradizioni fu lo stesso Ettore a recarsi a Tebe, carico di doni, per chiederne la mano, suggellando così un legame che la poesia epica avrebbe reso esemplare.La prima apparizione di Andromaca nella letteratura avviene nel libro VI dell’Iliade, in una delle scene più toccanti del poema. Qui la vediamo implorare Ettore di non affrontare Achille in campo aperto, suggerendogli di difendere Troia nel punto più fragile delle mura, presso il caprifico.

È il grido di una moglie e di una madre che teme di perdere tutto. Ettore, però, la convince a rinunciare: il suo destino di principe e di guerriero non gli consente di sottrarsi alla battaglia. Ad Andromaca resta il compito, imposto e doloroso, di accettare il ruolo che la società le assegna. Resta per sempre nella poesia il comportamento del figlio Astianatte, spaventato dal pennacchio sull’elmo di Ettore: una scena di grande umanità.

Poco dopo il suo arrivo a Troia, la guerra le infligge colpi irreparabili. Un’incursione achea stermina la sua famiglia d’origine: il padre Eezìone e tutti i fratelli, salvo Pode, cadono sotto i colpi del nemico. La casa di Priamo diventa così il suo unico rifugio, la sola famiglia rimasta. Ma anche questa protezione è destinata a spezzarsi. Nel decimo anno del conflitto, Andromaca perde prima Pode, ucciso da Menelao, e poi Ettore, abbattuto da Achille davanti alle mura della città.

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Con la caduta di Troia, il dolore si trasforma in annientamento. Il figlio Astianatte le viene strappato dalle braccia e, per consiglio di Odisseo, Neottolemo lo getta dalle mura: la stirpe di Priamo deve essere cancellata per sempre.

Andromaca sopravvive, ma privata di tutto.Ridotta in schiavitù, viene assegnata proprio a Neottolemo, figlio di Achille, che la tiene come concubina. Da lui ha quattro figli — Molosso, Pielo, Anfialo e Pergamo — ma il suo cuore resta legato a Ettore, un amore che non si spegne e che alimenta l’ira e l’insoddisfazione del suo nuovo padrone. La sua bellezza e la sua dignità suscitano anche la gelosia di Ermione, la promessa sposa di Neottolemo, rendendo la sua condizione ancora più fragile e pericolosa.Dopo l’abbandono di Neottolemo, Andromaca trova una nuova, più quieta stabilità sposando Eleno, il fratello indovino di Ettore. Da questa unione nasce Cestrino, e con lui una possibilità di rinascita.

È Virgilio, nell’Eneide, a consegnarci l’ultimo ritratto di Andromaca. Enea la incontra a Butrinto, dove regna con Eleno su una nuova Troia ricostruita dagli esuli.

Qui Andromaca ha innalzato un cenotafio a Ettore, segno di un lutto che non si è mai davvero concluso, ma anche di una pace finalmente ritrovata. In quella città in miniatura, lontana dalle fiamme e dalla distruzione, Andromaca ricompone ciò che la guerra le aveva strappato: la memoria, la famiglia, l’identità.Moglie di tre mariti, Andromaca attraversa la guerra e l’esilio senza perdere la propria umanità.

La sua storia non è solo un racconto di dolore, ma anche una testimonianza di resistenza, fedeltà e sopravvivenza.Ma c’è di più: la stirpe superstite di Andromaca fornisce una legittimità alla casata regnante sull’Epiro, il cui più noto rappresentante fu il celebre Pirro , il cui padre si chiamava anch’egli Neottolemo, e connota come troiana Butrinto, nell’attuale Albania.

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Non è un caso, quindi, che la stirpe epirota fu appellata molossa, dal primogenito di Andromaca, Molosso,e che Pergamo, nome del più giovane dei suoi figli, darà nome a Pergamo, città illustre di Asia Minore. Infine: Licofrone, figlio adottivo di Lico di Reggio, alla fine del suo oscuro poema, l’Alessandra, fa preconizzare a Cassandra che il Regno di Persia sarebbe stato vinto da un discendente contemporaneamente di Achei e di Troiani, di Achille e di Priamo: si tratta di Alessandro Magno, la cui madre apparteneva alla stirpe dei Molossi dell’Epiro.