Roma città aperta. Ottant’anni dopo

di Marco Signorile

Era il 24 settembre 1945 quando al Teatro Quirino di Roma si accendeva per la prima volta lo schermo su Roma città aperta. Una pellicola che non era solo cinema, ma urgenza, dolore, rinascita. Un manifesto di verità che da allora non ha mai smesso di parlarci.Ottant’anni dopo, la Capitale si è stretta di nuovo intorno al capolavoro di Roberto Rossellini con una celebrazione che non è stata una semplice commemorazione, ma un atto di presenza, di ribellione ancora viva.

La Onni srl, in collaborazione con la Famiglia Rossellini, ha riportato lo spettacolo nello stesso luogo del debutto. In sala erano presenti Isabella e Alessandro Rossellini, Benedetta Porcaroli e il critico Steve Della Casa. Sul palco, l’attrice Lidia Vitale ha reso omaggio ad Anna Magnani con un estratto di un suo monologo teatrale, mentre Stefano Fresi, accompagnato dal maestro Alessandro Greggia, ha dedicato un tributo musicale ad Aldo Fabrizi — a centovent’anni dalla sua nascita — sulle note di Lulù.Un’immagine resta incisa nella nostra memoria collettiva: Magnani che corre, che grida, che cade. Una scena che non è più solo cinema, ma identità, simbolo, ferita e orgoglio di un popolo.

Alla celebrazione si è aggiunto un percorso speciale che ha trasformato la città in un set a cielo aperto: passeggiate cinematografiche tra le location del film, organizzate con l’Associazione Quattropassi. Letture, brani ed estratti hanno riportato in vita le voci di Roberto Rossellini, Anna Magnani e Aldo Fabrizi. Un viaggio che non è stato semplice visita guidata, ma esperienza emotiva, sospesa tra storia e racconto.Ottant’anni dopo, Roma città aperta non appartiene soltanto al passato. È ancora uno specchio teso sul presente: il dolore, la resistenza, la voglia di dignità. Perché, se è vero che la Roma del ’45 era piegata ma non domata, lo stesso spirito continua a vibrare oggi, ogni volta che la memoria diventa voce.“Ci sono immagini che non invecchiano: non raccontano il passato, ma continuano a gridare al presente.”

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📸 Foto di Marco Geppetti / Reporters Associati & Archivi