FARE L’AMORE SENZA SPOGLIARSI

di Gennaro Gallo

«E adesso che facciamo?»

«Se ti va, facciamo L’amore.»

«Allora mi spoglio.»

«Perché?»

«Perché si fa così, no?»

«No. Non serve spogliarsi per fare l’amore.»

Per puro caso (giuro, non cercavo frasi sdolcinate, anzi, ultimamente le evito del tutto), mi sono imbattuto in un post sui social. E, incredibile ma vero, non mi succedeva da tempo, mi sono fermato a pensarci. Ho capito che spesso confondiamo due livelli diversi: il gesto e il senso. C’è il corpo che si toglie i vestiti e c’è l’anima che si toglie le maschere. Due atti, due mondi. Entrambi legittimi. Ma non identici.

Fare l’amore è diventato un modo di dire che mette insieme fisico e poesia, come fosse una ricetta veloce: un po’ di sguardi, una spruzzata di passione, via, servito caldo. Peccato che l’anima non entri nel microonde, non la riscaldi facilmente. L’anima chiede tempo, parole, silenzi condivisi, risate che sembrano senza motivo e che invece dicono tutto.

C’è chi pensa che l’intimità sia una questione di pelle: più nuda è, meglio è. E invece la tenerezza può essere una carezza che non passa per i vestiti e arriva dritta dove la pelle è sottile: nell’anima. La mano che stringi non è solo un contatto fisico… è un “ci sono” pronunciato senza parole. Il bacio, se arriva, non verrà “montato”: nascerà naturale, come se fosse già scritto nei due respiri che si incontrano.

Parlare fino a perdere il sonno: ecco uno degli sport più sottovalutati nella nostra era del messaggino sui social. Raccontare ricordi, confessare segreti, ridere di niente, sono piccoli esercizi di spogliarello dell’anima. Niente acrobazie. Solo coraggio di mostrare quello che normalmente non metti neanche su WhatsApp.

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E il silenzio? Non è un vuoto, è un terreno fertile. Quando le parole finiscono, se restiamo insieme, il silenzio non separa ma unisce. È lì che il tocco diventa verbo, che la tenerezza prende corpo senza urgenza. Toccare l’anima non è meno concreto del toccare una parte del corpo. È solo più raro.

Perciò, se qualcuno ti dice «Facciamo l’amore» e tu pensi subito di doverti privare dei vestiti, fermati un attimo. Chiediti: voglio spogliare il corpo o voglio scoprire l’anima? Le due cose possono coincidere, certo, quando succede è bellissimo, ma non sono la stessa cosa. E confonderle rischia di trasformare il sentimento in una mossa da manuale.

Non bisognerebbe mai disdegnare il piacere fisico, né la passione che fa tremare le mani. Ma non è questo il punto principale. Il vero atto rivoluzionario è lasciare cadere la corazza interiore. Far vedere le ferite, i piccoli pudori, le stranezze. Accettare l’altro nell’imperfezione. Quando succede, la pelle, il bacio, il respiro, arrivano da sé, senza doverli convocare con urgenza.

Fare l’amore non è solo svestirsi, ma è spogliarsi dell’anima. Chi riesce a farlo, sa che il resto è solo il bel contorno. E il contorno, quando il centro c’è davvero, diventa pura poesia.