Milano e il ritorno del Diavolo veste Prada. La genialata della produzione e il sogno delle comparse

di Marco Signorile

Il cinema, quando incontra la moda, non crea solo immagini: genera fenomeni. Il sequel de Il Diavolo veste Prada non ha ancora battuto il primo ciak a Milano – le riprese parigine sono già iniziate – eppure è già riuscito a trasformarsi in un evento dentro l’evento. La produzione ha avuto un’intuizione vincente: fare del casting stesso uno spettacolo.In questi giorni, a Milano, la febbre è palpabile. Per trovare 2000 comparse sopra i trent’anni, preferibilmente legate a moda, design e comunicazione, si sono presentate folle. Alcuni hanno atteso dalle cinque del mattino, altri hanno rivisto in sé la giovane Andrea – la stagista interpretata da Anne Hathaway – con lo stesso carico di sogni e frustrazioni. Le selezioni non si svolgono solo nei luoghi ufficiali: c’è chi parla di “casting segreti”, con selezionatori in incognito nei locali di Brera e nei ritrovi della movida, soprattutto all’ora dell’aperitivo.Le riprese milanesi, previste dall’8 al 16 ottobre, animeranno il cuore di Brera: stradine romantiche, caffè e boutique diventeranno cornice di scene destinate a fare il giro del mondo. Intanto, l’attesa cresce e la città sembra trasformarsi in un set a cielo aperto.Eppure, è giusto ricordarlo: fare la comparsa significa restare sullo sfondo. Non è un ruolo, non è una battuta, non è la “figurazione speciale” che offre spazio a un volto o a un gesto. È un passaggio, spesso invisibile. L’esperienza però resta: osservare un set internazionale, respirare l’atmosfera, intravedere Meryl Streep mentre lavora. Per chi ama il cinema, è come assistere a una lezione dal vivo.La magia non sta nell’inquadratura di un secondo, ma nell’essere lì, nel vedere da vicino come nasce un film che è già mito. E Milano, ancora una volta, si conferma passerella del mondo: prima ancora che parta il primo ciak, il sequel del Diavolo veste Prada è già diventato racconto collettivo.

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