Di Daniela Cavallini
Focalizzando il mio pensiero su ogni espressione d’amore celata a favore di quell’ingombrante fardello chiamato orgoglio, oggi affronto l’ostinazione del silenzio perpetrata ai danni del cuore.
Penso a tutte quelle coppie che – ancora in fase di assestamento – si spezzano prematuramente in seguito ad un litigio, e a quelle che si lasciano pur di non “cedere e concedere”, esimendosi dal considerare la possibilità della reciproca comprensione. Coppie che, pur soffrendo – l’uno lontano e di nascosto dall’altra – si manifestano reciproca indifferenza, quando non ostentato (e finto) benessere.
La finzione dell’indifferenza: un errore sadico e masochista
Credo sia un comportamento davvero sleale, moralmente sadico oltreché masochista, agire l’orgoglio che, se per qualche tempo può – forse – appagare la superbia, ben presto potrebbe divenire causa di rimpianto.
Se è umiliante rincorrere qualcuno oltreché invadente – quando non addirittura persecutorio – imporre la propria presenza a chi non ci vuole o non ci vuole più, altrettanto è un grossolano errore palesare atteggiamenti di chiusura a chi desideriamo e crediamo corrisponda i nostri sentimenti, in virtù dell’ego che urla: “se mi vuoi cedi tu per primo”.
Certo, tutto questo ha nulla a che vedere con l’amore, trattandosi di comportamenti atti a precluderne la nascita o lo sviluppo. Chi ama davvero non ricorre ad alcuna tattica e non quantifica torti e ragioni: ama ed accetta l’altro semplicemente perché “è”.
Chi invece “vuole”, è dominato dalla bramosia del possesso: quel sentimento che talvolta induce in comportamenti perversamente premeditati, intrisi di risentimento, privi di spessore e dunque perdenti.
Desiderio, orgoglio e dignità: non confondiamo i termini
Diversamente dal possesso, il desiderio – quando non manipolato – è a mio parere degno di annoveramento tra i nobili sentimenti: non è forse lui il vero preludio all’innamoramento e all’amore?
Sovente si confonde il desiderio con l’amore e lo considero un fraintendimento veniale. Ben più grave è l’equivoco che spesso accomuna l’orgoglio alla dignità:
- L’orgoglio è proteso alla difesa di quello che abbiamo (ad esaltazione del possesso).
- La dignità è insita nella difesa del proprio essere e nella tutela dei propri valori.
Ne deriva dunque che difendere la propria dignità e pretenderne il rispetto assume un valore essenziale ed imprescindibile, anche dai propri sentimenti.
La chiarezza d’intenti come antidoto al veleno sentimentale
Onde evitare illusioni – o peggio, inganni – credo fermamente nella chiarezza d’intenti esplicitamente dichiarata, pur senza trasgredire all’attenzione nei confronti della sensibilità altrui né al garbo espressivo.
Questo concetto parrebbe rivolto solo a chi desidera un’avventura casuale; tuttavia, credo sia altrettanto moralmente doveroso manifestare serenamente all’altro il nostro sentimento e l’annesso desiderio di progettualità.
È lapalissiano che ci si dichiari animati dalla speranza di riscontrare comunione d’intenti. Tuttavia, anche in caso malauguratamente contrario, è comunque dovuto essere sinceri al fine di non incappare — e non far incappare l’altro — nella distonia sentimentale, che agisce alla stregua di un veleno.

