di Vittoria Scola
Una trivella passa su ogni mia cellula, spacca in infiniti pezzi ossa, muscoli e pensieri. La stanchezza cerca di andare in rete e, con un goal, bloccarmi!
In difesa il maestro che è dentro di me para il colpo, si ferma con la palla in mano e si mette a ragionare con me, sorseggiando una camomilla di speranze disperate e di silenzi, in cui gli occhi parlano a ritmo del battito.
Ok, mi sono alzata. Arranco dopo tre minuti di lamentele sul perché devo fare una cosa o un’altra; accetto il divenire e mi dico che se avessi altre opzioni di scelta le avrei prese in mano insieme alla mia vita.
Colazione? Non mi va. Non per mancanza di fame, ma per mancanza di voglia di prepararla: vorrei oziare. Salto e passo subito dal “via”, come in una partita a Monopoli. Apro il frigo e cerco di inventarmi qualcosa che non rubi il mio tempo, perché stare in piedi è una scommessa (che talvolta perdo).
La fase dell’ascolto tossico e il loop quotidiano
… Inizia la fase ascolto tossico: un flusso di lamentele e malanni compulsivi buttati addosso, e tutto diventa uno “specchio riflesso senza ritorno”.
Arranco e anelo il letto come amico fidato. I tendini sono un fuoco, la gamba tira e la schiena emette suoni strani con cui poter suonare una canzone stonata.
Ecco le 4 ore. 4 ore dove la ripetizione sembra un mantra, il cervello va in loop: non serve intelligenza, la conservo in un cassetto. Qui vorrei uscire dal mio corpo e, come l’armadillo di Zerocalcare, dirmi: «Ma che cao fai??»
Il ritorno al letto e i piccoli grandi amori
Finalmente torno al mio amore – non l’unico –: il letto.
- La schiena brucia
- Gli occhi sono stanchi
- Il ginocchio è fasciato con il ghiaccio
Ma per inerzia si va avanti, perché se faccio un passo indietro, il mio equilibrio mi fa cadere.
Mi circondo di altri amori: libri, serie TV e pensieri puliti, dicendo: «Anche oggi ci siamo riusciti, siamo eroi del piccolo mondo».
Domani la giostra si ripete: la forza dell’elasticità
Domani? Sarà lo stesso, una giornata a incastro. Per fortuna che sono elastica e mi adeguo: non occupo spazio, ma la mia frequenza sì.
Per oggi ho avuto la fortuna di vedere nella mia mente il mondo con i miei occhi, discoli e male andati…
Brucia la schiena, nella testa si accavallano idee, ma l’unica cosa che vorrei è un massaggio e qualcuno che mi dia tranquillità. Respiro, mi abbraccio il cuscino e domani la giostra si ripete: ogni giorno più sgangherata, ogni giorno più eroica.

