Hit dell’estate, zucchero e verità nascoste

L’arte contestualizza il tempo: lo rimarca, lo sottolinea, lo mette a confronto, lo giudica e lo trasforma. E in un momento storico in cui molti si fossilizzano sul “quanto fosse bello il passato”, non ci si accorge più delle sfumature e dei colori del presente. Non parlo della musica, perché quella è eterna — anche se solo per alcuni.

Ogni anno le case discografiche sfornano cantanti destinati a scomparire nel giro di una stagione. Ne rimangono un paio, spesso soggiogati dalle logiche del mercato, impegnati a produrre le “hit dell’estate”: brani che diventeranno balli di gruppo, registrati in video su Instagram e inondati dai “mi piace” delle Signore del “buongiornissimo kaffè”. Sì, hai capito perfettamente a cosa alludo.

Alla fine, però, si torna sempre ai grandi cantanti, alle band, a chi la musica la faceva davvero: quella che ascoltavamo in cassetta con papà, o addirittura le vecchie sigle dei cartoni animati cantate dalla D’Avena. E allora qualcuno pensa: “Sicuramente era meglio il passato. I valori, i film…”.

Eppure ogni cosa ha il suo tempo, e ogni forma d’arte ha la sua storia. Non voglio stabilire cosa sia meglio, ma ricordare quanto l’arte contemporanea dica molto più su di noi di quanto siamo disposti a percepire.

Prendiamo i nostalgici di Mary Poppins. Molti non hanno apprezzato il sequel perché il primo film rappresenta la fiaba perfetta: bambini che fanno i bambini, un padre al lavoro, una madre impegnata a conquistare i diritti delle donne, e una tata che insegna ordine, disciplina e valore delle cose. La vera persona da salvare era il Signor Banks (e a tal proposito consiglio il film Saving Mr. Banks), ma il film aveva una trama semplice e la magia risolveva tutto “con un po’ di zucchero”.

Leggi anche  Settembre. Il tempo degli inizi

Il sequel è completamente diverso: i genitori non arrivano a fine mese, i bambini preparano la cena, fanno la spesa, cercano di aiutare come possono. Nessuno riesce davvero a stare a galla.

Non vi ricorda qualcosa?

I bambini di oggi hanno smesso da tempo di essere bambini, e i genitori risultano “distanti” in modi nuovi: non solo per il lavoro che divora il tempo, ma per un modello di vita complesso che non permette minimamente di immaginare una tata. Forse è per questo che quel film non piace: perché ci mette davanti a uno specchio. E forse questo è il perché alcune delle forme artistiche di oggi effettivamente non ci piacciono.

Allora vi chiedo se non sarebbe meglio fermarsi un attimo, senza cellulare in mano, e osservare le città, i film, ascoltare la musica, non per ciò che comunicano in modo esplicito, ma per ciò che nascondono.

Oggi l’arte sembra complicata, strana, difficile, poco appagante e decisamente imperfetta.

Ora, semplicemente, guarda fuori.