di Marco Signorile
C’è un momento, entrando in uno spazio, in cui l’occhio si ferma. Non per eccesso, ma per equilibrio.
Nel cuore di Brera, all’interno del MetroQuality Atelier, l’intervento di Francesco Barone per Barone Italia – progettato da R6003Studio – si muove proprio su questa linea sottile: una presenza che non invade, ma accompagna.La prima percezione è quasi domestica.
Una tavola apparecchiata con misura, costruita attraverso dettagli che dialogano tra loro — sottopiatti, tessuti, centrotavola — in un equilibrio che non cerca l’effetto, ma una coerenza visiva e sensoriale. Poi lo sguardo si alza. E il racconto cambia.
È lì che lo spazio si trasforma.Una vite rampicante in metallo, ispirata alla Vigna di Leonardo, si sviluppa come un segno fluido e organico, attraversando l’ambiente con naturalezza.
Il metallo perde la sua rigidità, si alleggerisce, diventa quasi vegetale. Non è più materia statica, ma gesto in crescita.Accanto, una seconda installazione: rami in ottone, privi di foglie, sospesi al centro di una controsoffittatura luminosa. Un’immagine essenziale, quasi silenziosa.
Come se il tempo si fosse fermato in un istante preciso.È qui che emerge la vera cifra del progetto.“Ho lavorato giorno e notte — racconta Barone — perché bisognava trovare un equilibrio. Non si poteva forare il soffitto, tutto doveva sostenersi senza forzature.”
Un dettaglio tecnico che diventa poetica.La materia, lavorata interamente a mano, si trasforma in linguaggio. Non è più solo struttura, ma racconto. Un passaggio che riflette l’identità stessa di Barone Italia, oggi parte dell’ecosistema progettuale del MetroQuality Atelier: uno spazio pensato per creare connessioni tra aziende, architetti e progettisti, dove la ricerca materica diventa esperienza condivisa.Eppure, il cuore più autentico resta un’intuizione semplice.Un ramo osservato nel tempo.
“All’inizio era un bellissimo progetto dell’architetto Michela Oliva. Poi solo un ramo — racconta — quasi brutto. Poi, con la luce, ho iniziato a vederlo diversamente. Ho capito che aveva un valore.”Da lì nasce tutto.Nel lavoro di Barone, la materia non è mai definitiva. Si trasforma, cambia funzione, attraversa forme diverse. Una pianta può diventare luce, struttura, presenza.
E poi ancora altro.Uscendo, la sensazione è chiara.Non si è assistito a un’installazione. Ma a un processo.La bellezza, qui, non è un punto d’arrivo. È una trasformazione.



