Cadmo e Armonia.

Un percorso per immagini

di Daniele Castrizio

Il mito di Cadmo affonda le sue radici nella Fenicia, nella città di Tiro, da cui l’eroe partì alla ricerca della sorella Europa, rapita da Zeus sotto forma di toro. Il racconto del ratto di Europa costituisce uno dei miti fondativi dell’identità culturale europea e ha goduto di una straordinaria fortuna figurativa nel mondo antico.

La figura 1, il celebre cratere di Assteas, mostra Europa sul toro tra Scilla e un tritone: il mare stesso diventa scena e simbolo della metamorfosi divina. In alto vediamo la figura alata di Pothos, che sparge profumi con un rametto, alludendo alla forza irresistibile del desiderio che muove il mito.

La figura 2, un dipinto da Pompei, riporta la scena all’inizio della vicenda: la giovane è appena salita in groppa al toro, ignara del destino che la attende. Qui il racconto si fa più intimo, sospeso tra innocenza e presagio.

Cadmo, intanto, si rivolse all’Oracolo di Delfi per avere notizie della sorella. La risposta fu enigmatica: non cercare Europa, ma seguire una vacca e fondare una città dove essa si fosse fermata. Così nacque Tebe, destinata a diventare uno dei centri più importanti del mito greco.

La fondazione non fu priva di violenza. Cadmo dovette affrontare un drago, figlio di Ares, che custodiva una fonte sacra. Nella figura 3, un’anfora a figure nere di VI secolo a.C. dall’Eubea, vediamo l’eroe nel momento decisivo dello scontro. L’uccisione del mostro comportò però una colpa: Cadmo fu costretto a servire Ares per un anno, espiazione necessaria per ristabilire l’ordine violato.

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Al termine del servizio, Zeus concesse in sposa a Cadmo la bellissima Armonia, che era figlia dello stesso Ares e di Afrodite. La loro unione è raffigurata nella figura 4, un’anfora attica del VI secolo a.C.: gli sposi viaggiano su una biga trainata da un leone e un cinghiale aggiogati, mentre Apollo suona la cetra. Il matrimonio fu celebrato nella Cadmea alla presenza di tutti gli dèi, in un momento di perfetta concordia cosmica. Cadmo donò alla sposa un peplo e la celebre collana foggiata da Efesto, capace di rendere eterna la bellezza di chi la indossava.

Nella figura 5, uno statere d’argento di Tebe del V secolo a.C., compare forse Arianna, seduta su una sedia matronale con sgabello, simbolo di potere e dignità, mentre osserva, pensierosa, un elmo corinzio. L’immagine riflette la continuità della stirpe cadmea e il suo prestigio iconografico, ma forse sarebbe più agevole identificare la donna come Afrodite, madre di Armonia, che ha vinto con la potenza dell’Amore il dio bellicoso, privandolo delle armi.

La fine della vita di Cadmo e Armonia assume toni metamorfici: trasformati in serpenti, furono inviati da Zeus nei Campi Elisi. La figura 6, un’incisione di epoca moderna, restituisce questa dimensione liminale tra umano e divino, tra punizione e premio.

Ma il dono nuziale di Armonia si rivelò anche portatore di sventura. La collana attraversò le generazioni della stirpe, segnandole con lutti e tragedie. Fu indossata da Giocasta quando sposò inconsapevolmente il figlio Edipo, e riappare nella figura 7, una pelike attica del V secolo a.C., nel contesto della spedizione dei Sette contro Tebe. Qui Polinice la utilizza per corrompere la moglie di Anfiarao, costringendola rivelare il nascondiglio del marito, che non voleva partecipare a una guerra che egli, da indovino, sapeva essere fatale.

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Il percorso iconografico di Cadmo e Armonia rivela così una tensione costante tra ordine e caos, fondazione e distruzione, bellezza e rovina. Le immagini non solo illustrano il mito, ma ne amplificano i significati, mostrando come ogni dono divino possa trasformarsi in destino tragico.