Rilevanza giuridica dell’ingerenza dei suoceri nei rapporti coniugali e familiari nell’ordinamento italiano

di Giacomo Fuscaldo

L ’ordinamento  italiano  non contempla una specifica fattispecie  giuridica denominata “invadenza dei suoceri”.

Tuttavia,  la questione   deve essere    esaminata       alla luce dei principi costituzionali e delle norme del diritto civile e penale applicabili ai rapporti

familiari.

La Costituzione della Repubblica Italiana all’art. 2 riconosce e garantisce i diritti inviolabili  della persona,  all’art. 29 tutela la famiglia  come società naturale fondata sul matrimonio, all’art. 30 protegge i doveri e i diritti dei genitori nei confronti dei figli.

Da tali principi  discende  il riconoscimento dell’autonomia  della famiglia nucleare e della libertà dei coniugi  di determinare  in modo indipendente l’indirizzo della vita familiare.

Ai sensi dell’art. 143 del codice civile italiano,  i coniugi  sono tenuti: alla fedeltà, all’assistenza  morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia, alla coabitazione.

Ne deriva che le decisioni  essenziali  della vita familiare  spettano esclusivamente alla coppia.

L ’ingerenza sistematica e invasiva di terzi, quali i suoceri, se tollerata o assecondata da uno dei coniugi in violazione dei doveri di solidarietà e protezione verso l’altro, può integrare una violazione degli obblighi matrimoniali.

In merito, ai sensi dell’art. 151 c.c., la separazione può essere pronunciata quando si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza.

La giurisprudenza ha riconosciuto che l’eccessiva influenza dei genitori di uno dei coniugi, la costante subordinazione delle scelte familiari alle direttive dei suoceri,  la mancata tutela del coniuge      rispetto  alle interferenze  esterne, possono costituire elementi idonei a giustificare la separazione.

Nei casi più gravi, ove sia dimostrato un nesso causale tra tali interferenze e la crisi coniugale, può essere pronunciato l’addebito a carico del coniuge che abbia consentito o favorito l’ingerenza lesiva dei suoceri.​

Qualora   l’“invadenza” trascenda  in comportamenti oggettivamente lesivi (minacce, molestie, pressioni indebite, controllo oppressivo), possono trovare applicazione: l’art. 660 c.p. (molestia o disturbo alle persone); l’art. 612-bis c.p. (atti persecutori).

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Nei casi più gravi e reiterati gli strumenti civilistici contro gli abusi familiari consentono    al giudice  di ordinare la cessazione della condotta   e l’allontanamento degli autori.

La tutela è subordinata  alla prova della gravità  e sistematicità   dei comportamenti.  

Alla luce delle considerazioni   esposte,   si ritiene   che l’”invadenza dei suoceri” non costituisce una categoria autonoma del diritto.

Essa assume rilevanza   giuridica  solo quando: viola i doveri   coniugali, compromette  l’equilibrio  familiare  in modo grave e continuativo,  integra condotte illecite civili o penali.

Gli strumenti di tutela variano in funzione della gravità dei fatti e possono spaziare: dalla separazione con eventuale addebito al coniuge che non ha tutelato il proprio nucleo familiare da invadenze esterne, ai provvedimenti di protezione contro abusi, fino alla tutela penale nei casi più estremi.

In conclusione, l’ordinamento tutela l’autonomia della coppia e la dignità della persona, e richiede una valutazione concreta e rigorosa della lesività delle condotte esterne, invasive e irrispettose dei principi di legge esposti.