7 dicembre. Milano si ferma, la Scala si accende.Šostakovič inaugura la nuova stagione con la Lady Macbeth più discussa di sempre

di Marco Signorile

Milano conosce bene il respiro speciale del 7 dicembre.Non è solo la festa di Sant’Ambrogio: è il giorno in cui la città cambia luce. Le vie attorno alla Scala si riempiono di attesa, gli sguardi salgono verso le colonne illuminate, e il rito si compie: la Prima della Scala, l’appuntamento che unisce tradizione, eleganza, storia e un pizzico di mondanità che non guasta mai.

Per il 2025, la scelta è di quelle che dividono, che accendono il dibattito e riportano la lirica al suo ruolo naturale: essere vita, conflitto, carne.A inaugurare la stagione sarà Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitri Šostakovič, un’opera che non teme la controversia — anzi, la cerca.

A guidare la serata sarà Riccardo Chailly, direttore musicale nel suo ultimo anno alla Scala, che festeggia così i cinquant’anni dalla scomparsa del compositore.Chailly conosce questa partitura come pochi: energia pura, modernità feroce, e le ferite profonde della storia russa.Protagonista sarà il soprano americano Sarah Jakubiak.“Essere alla Scala è un privilegio enorme”, racconta.Per lei questo è il secondo incontro con Katerina Izmajlova, un personaggio che definisce “una corsa folle”: donna “vittima e assassina”, schiacciata dagli abusi e capace di scelte estreme pur di respirare libertà.La regia porta la firma visionaria e audace di Vasily Barkhatov.E la Prima non resterà chiusa nel teatro: grazie alla diretta Rai, oltre 30 location milanesi ospiteranno la proiezione gratuita a partire dalle 18, tra cui cinema, teatri e l’Ottagono della Galleria.

Una tradizione che resiste.Dal 1951, la Prima si celebra il 7 dicembre.È un evento culturale, sociale e simbolico insieme.E quest’anno, con Šostakovič, la stagione promette di essere incandescente.E io, come sempre…Sarò sul loggione — la mia casa segreta dentro la Scala.

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